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DESCRIZIONE CITTA'

CENNI STORICI: UNA TERRA E IL "SUO" FIUME

Già nel nome la città svela il suo destino, indissolubilmente legato a uno dei fiumi più celebri (e celebrati) d'Italia, un corso d'acqua che, nel bene e nel male, è un pezzo importante della storia del Nordest, un nome che si porta dietro migliaia di storie e destini, come trasportati dalla corrente del tempo. Il Piave, o meglio, "la Piave", come fino a qualche decennio fa veniva indicato in queste terre, è il denominatore comune, il nastro d'acqua che lega secoli di storia e unisce avvenimenti lontani come le invasioni degli Ungari e la ritirata di Caporetto, la faticosa opera di bonifica dei primi del Novecento e i tentativi medievali di arginare l'invadenza dell'acqua.

Terra e acqua sono gli elementi fondamentali di questo scorcio di provincia veneziana, sono gli attori principali di una storia in cui l'uomo ha faticosamente tentato di inserirsi, non senza attraversare eventi drammatici e tragici.
Dopo essere sceso dalla ripide e boscose valli del Cadore, aver solcato le dolci rotondità delle colline trevigiane e i ricchi campi che si distendono verso sud, "la Piave", nella sua corsa verso il mare, incontra la Laguna, per secoli una sorta di "terra di nessuno" indomabile e inespugnabile. Duemila anni fa la fronda lagunare era assai più vasta di oggi, e si estendeva quasi senza interruzione da Grado a Ravenna. "Opitergina", la chiamavano gli antichi. Anche il fiume, oggi imbrigliato dagli argini e quasi prosciugato dagli usi tecnologici, correva capriccioso verso il mare cambiando in continuazione l'aspetto della campagna con repentini spostamenti.

Tutt'intorno una vegetazione rigogliosa e una folta presenza di specie animali, così come l'acqua, sia quella di fiume, sia quella di mare che quella, particolarissima, della laguna, offriva riparo e sostentamento a centinaia di varietà di pesce.
Ma oltre la vita "la Piave" non ha smesso per secoli di portare anche la morte, nelle sue più svariate sembianze: inondazioni, pestilenze, carestie, miseria, degrado... Solo negli anni più recenti, sebbene ad un alto prezzo, l'uomo, da sempre presente su queste terre, ha avuto la meglio sull'acqua ed è riuscito a "domare" sia il fiume che la Laguna, sfrutttandone le tante risorse e contenendone gli aspetti "distruttivi". Oggi San Donà di Piave è una città ricca e vivace, inserita a pieno titolo nel contesto veneto, un "ponte" tra la terraferma, la laguna e il mare, il punto di partenza di avvincenti itinerari turistici.

Questa terra ha anche la memoria lunga e non dimentica il passato, gelosamente custodito e studiato. Alle date cruciali della storia che accomuna il Veneto - le battaglie, i saccheggi, i colpi di mano, i trattati, le cessioni, le rivoluzioni - San Donà, per la sua particolare posizione aggiunge altre date non meno importanti per la storia della città: le prime centuriazioni romane e la costruzione delle strade consolari, la calata dei barbari, la peste del VII secolo, la trasformazione intorno al Mille, della laguna in una immensa palude malarica, la tragica alternanza di pestilenze, alluvioni, piene e terremoti, la lenta ripresa sotto la Serenissima, le prime opere di bonifica del '600 e del '700, l'aumento della popolazione e lo sviluppo, accanto all'agricoltura nelle terre strappate all'acqua, del commercio e dell'artigianato.

L'Ottocento, ricordato nei libri di storia come un secolo turbolento e decisivo per la nostra storia, a San Donà è stato anche il secolo della pellagra, del tifo, del colera e del vaiolo. Ciononostante la città non si è data per vinta, e ha sempre saputo riprendere il proprio cammino anche nei momenti più drammatici. Come la Prima Guerra Mondiale, quando il fiume assistette alla tragica ritirata di Caporetto a cui seguì la distruzione completa di San Donà.

Accanto ai celebri ricordi di un testimone d'eccezione, lo scrittoreErnest Hemingway, la città conserva anche la memoria di tante famiglie decimate e senza tetto, costrette a fuggire e nascondersi.
Prostrata dalla nuova epidemia di malaria del 1918, la città si risollevò concentrandosi sulla ricostruzione e la palude dopo secoli di incontrastato dominio, e il decollo di tante attività economiche e produttive. Il secondo conflitto mondiale fece compiere un passo indietro ai progressi di San Donà, ma anche in questo caso la ripresa non si fece attendere e in tanti lavorarono sodo per creare la città, fiorente e ricca di potenzialità che oggi conosciamo.

GASTRONOMIA: UNA TAVOLA PER TUTTI I GUSTI

Punto d'incontro di terra e acqua, San Donà si è sempre distinta per la folta presenza di selvaggina e pesce. Una ricchezza che ritroviamo anche oggi a tavola, nella ricca varietà di piatti tipici e celebri portate frutto di un lavoro di generazioni. Come in tutto il veneto i prodotti tipici sono il vanto e l'orgoglio del territorio, e la gastronomia locale offre tutto il meglio della cucina veneziana e trevigiana, raffinata da secoli di esperienza e da prodotti sempre genuini e di prima qualità.

Lungo il corso del fiume, nelle piccole frazioni e in città, troverete rinomati ristoranti e trattorie che vi sapranno proporre raffinate portate di pesce, dai fantasiosi antipasti ai secondi, o gustosi piatti di carne, senza tralasciare i piatti tipici della migliore cucina veneta. E poichè Venezia è alle porte e ogni angolo ci parla della Serenissima, non mancano i menù di ispirazione tipicamente veneziana. In un felice incontro di sapori e prodotti locali trovano posto i molluschi della laguna e la selvaggina, il pesce d'acqua dolce e gli "osei".
Qualche esempio? Partiamo dal pesce: notevoli gli antipasti bolliti, le sarde in saor, le tagliatelle con scampi e granchio, le schie con l'immancabile polenta e una golosa varietà di pesci arrosto. Non resteranno delusi gli appassionati di sformati, sia di pesce che d'orto. Nei ristoranti e nelle trattorie si possono trovare le migliori specialità di pesce di fiume e di mare, nonchè le anguille e i molluschi, cucinati nei modi più gustosi e fantasiosi e serviti in tavola con l'immancabile polenta e una quantità di ortaggi. Da segnalare inoltre la bontà delle seppie al nero.

In quanto ai primi, la pasta è in vetta alle preferenze con i bigoli, che vi consigliamo in salsa - qui è molto quotata quella di sardine - gli gnocchi e i cannelloni, assolutamenteda provare con i gamberi. Da non perdere anche i risotti, preparati in tutti i modi consentiti dalla migliore tradizione veneta, coi "figadèi" alla "sbirraglia", con i risi, il radicchio rosso, sia trevigiano che chioggiotto, con la zucca, gli asparagi e così via. Nutrito anche il capitolo minestre, saporite con le decine di erbe, ortaggi e legumi che prosperano in queste terre.

Tra i secondi di carne i migliori menù contemplano l'anatra e il brasato. Sul fronte delle carni bianche è da non perdere il coniglio arrosto o "in peverata" e le saporite pietanze a base di pollo e galletto. Ottimi anche gli "osèi", serviti nei modi più singolari ma sempre accompagnati dalla polenta. Per la carne rossa ai ferrinon c'è che l'imbarazzo della scelta. Anche i "contorni" non di lasciano desiderare: insalate variegate, verze, legumi e, come abbiamo già segnalato in più occasioni, la polenta. Ottimo piatto, da abbinare alla carne o da gustare da solo, anche la frittata, spesso e volentieri arricchita con erbe e verdure.

Presenza d'obbligo ad accompagnare ogni pietanza è il vino, bianco o rosso, secco o dolce, novello o d'annata: la scelta certo non manca e ogni piatto vuole il "suo" vino, come i migliori ristoratori vi sapranno consigliare. Del resto la campagna veneta non è certo avara di buon vino e ce n'è per tutti i gusti. In fondo Treviso è a due passi, e lo stesso si può dire per i vigneti friulani. Le carte dei vini sono sempre molto ricche e contemplano una invidiabile possibilità di scelta, che certo soddisferà anche i palati più esigenti e si "sposerà" alla perfezione con le pietanze scelte.

Chiudiamo con i dolci: qui c'è veramente l'imbarazzo della scelta non è escluso che si possano trovare sul carrello delle torte o delle "fugasse" fatte in casa, una vera prelibatezza che ci porta in tavola i sapori di una volta.Quanto ai luoghi dove incontrare la buona tavola, non c'è che decidere o scegliere tra le tante proposte, sia sul fronte degli agriturismi che su quello dei ristoranti. Denominatore comune rimane la cortesia, l'attenzione alle tradizioni e alla buona tavola, e un tocco di originalità in ogni piatto.

MONUMENTI: A SPASSO PER SAN DONA'

Il difficile passato di questa terra ha lasciato il segno anche nella città e nei centri abitati delle frazioni: San Donà è "nuovo" e, a differenza di altri centri storici del Veneto, non conserva edifici particolarmente antichi, con una lunga storia alle spalle. Purtroppo, in più occasioni, gli eventi disastrosi, da quelli più remoti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno spazzato via ciò che l'uomo aveva faticosamente realizzato, costringendolo a rimettersi all'opera e ricostruire la città. E così è stato, dal Medioevo fino ai giorni nostri. Oggi San Donà si presenta come una città moderna e "a misura d'uomo", una città da vivere e frequentare, nelle sue ampie piazze, nei curati giardini, lungo le larghe strade, ornate da costruzioni novecentesche, molte delle quali dei pregevoli esempi della migliore architettura novecentesca. Non dimentichiamo poi il tributo al Piave, nel bellissimo Parco Fluviale che sorge sulle rive del fiume e ripropone la ricchezza e la rigogliosità della flora locale.

Ma vogliamo iniziare la nostra "passeggiata" da una chiesa che non c'è più, la celebre cappella di San Donato, origine del nome della città. Edificata sulla riva sinistra del Piave nel 1128 in onore del santo vescovo dell'Epiro, essa fu il primo fulcro documentato del centro abitato che si andava sviluppando intorno. Sennonchè di quell'origine resta solo il nome: nel 1550, a conseguenza delle tremende piene che modificarono il corso del fiume, la cappella si trovò sulla riva opposta del Piave, fuori dal territorio di San Donà. Nacque così "San Donato oltre la Piave", l'odierno Musile, e San Donà dovette costruirsi una nuova Chiesa.
Rimaneggiata e ricostruita più volte, la Chiesa venne intitolata, nel 1746, a Santa Maria delle Grazie, come epidemia di colera. L'edificio attuale fu costruito nel 1842. Nemmeno la Chiesa scampò alle devastazioni della prima guerra mondiale: il campanile fu raso al suolo dagli stessi abitanti perchè gli invasori non potessero usarlo come torretta di avvistamento. Negli anni Venti la ricostruzione: prima il campanile (1922) e in seguito la facciata, ornata con un possente pronao disegnato dall'architetto Torress. Furono quelli gli anni che diedero un nuovo volto alla città. sorsero nuove piazze circondate da pregevoli edifici e collegate da larghe e comode strade. Tra i monumenti presenti in città ricordiamo il bronzo del Bersagliere di Porta Pia, posto nel 1965 sulla sponda destra del fiume.

Strettamente legato alle vicende della città e del territorio circostante il ricco Museo della Bonifica, che raccoglie le più significative testimonianze storiche del territorio solcato dal Piave e delimitato dalla laguna. Nelle stanze del museo si possono ammirare i reperti romani rinvenuti nell'antica Eraclea, oggi Cittanova, le decine di strumenti dell'attività contadina che non ha mai conosciuto sosta, e i reperti bellici della Grande Guerra, di cui San Donà fu uno dei teatri più cruenti. Ampio spazio è dedicato poi all'imponente opera di bonifica che caratterizzò la storia della città nel corso dei secoli: tra le sezioni in cui è raccolto il materiale più significativo della laguna lotta fra i sandonatesi e una natura ostile. I documenti più importanti sono conservati nella fornita bibblioteca mentre sono esposte numerose cartine di San Donà e dintorni.